Maggio 7, 2008
E’ nato da poco un nuovo social network, dedicato ad attirare l’attenzione di tutti coloro che, in epoca di precariato, provano ad entrare nel mondo del lavoro attraverso l’esperienza dello stage. Su www.stageadvisor.it si trova, in effetti, ancora in forma embrionale, l’applicazione di tutti quegli strumenti che hanno fatto la fortuna di tanti social network specialistici. L’idea è semplice: gli utenti si possono iscrivere - specificando il loro attuale stato lavorativo - e lasciare una recensione, con voto espresso nelle classiche stelline, raccontando la loro esperienza di stagisti.
L’aspetto di questa particolare esperienza su cui vorrei concentrarmi riguarda però il potenziale impatto sull’immagine aziendale di questo social network, e alle sue ripercussione sull’online reputation di un’impresa. Tutte le aziende sostengono, nei propri siti web, di basare il loro successo sulle risorse umane, e i concetti di attenzione al clima aziendale, benefit ai dipendenti e team building fanno parte ormai (insieme a molti altri) di un’affermata retorica manageriale. E se dopo aver investito in queste direzione, sia in termini comunicativi che di organizzazione e gestione delle risorse umane, un ex stagista lascia una recensione e rovina la reputazione dell’azienda costruita col tempo e con gli investimenti?
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Maggio 7, 2008
Leggiamo sull’edizione online del Corriere della Sera che EBay ha realizzato numerosi cambiamenti nel suo sistema di aste online, che saranno implementati a partire dal 3 giugno. Nodo centrale del rinnovamento è il nuovo motore di ricerca: la ricerca non si fermerà solo ai titoli delle inserzioni, ma prenderà in considerazione – tramite una serie di filtri interattivi – parametri quali la marca, il modello, il colore o la taglia. Novità anche per i risultati, che saranno ordinati secondo rilevanza e non più solo in base alla data dell’inserzione.
Cambiamenti in vista anche per i venditori. Vengono introdotti infatti due nuovi concetti di negozio – Plus e Premium: inoltre le inserzioni costeranno meno (anche 1 centesimo per i negozi Premium, contro la media attuale di 1 euro) e sono previsti ribassi per le commissioni trattenute da eBay su ogni vendita.
Insomma, EBay sembra voler incentivare le inserizioni multiple e la realizzazione di centri di vendita (i cosidetti Power Seller, ad esempio) per aumentare il tasso di fiducia verso chi propone la vendita di oggetti, seguendo peraltro una strategia tipica del sito d’aste a partire dall’introduzione del meccanismo dei feedback. In questa maniera, tuttavia, il modello di EBay sembra avvicinarsi a quello di un e-commerce tradizionale, una sorta di centro commerciale popolato di tanti negozi diversi per dimensione, prodotti trattati e reputazione. Che sia la conseguenza della sempre maggior fiducia degli acquirenti verso la vendita online, ormai da tempo fenomeno di massa e non più di nicchia?
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Pubblicato da internetmarketingexperience
Aprile 29, 2008
Il giusto compromesso tra genericità e specificità: questa è la chiave per la scelta delle keyword su cui puntare. Sulle parole troppo generiche c’è troppa concorrenza; quelle troppo specifiche producono un numero di impression troppo basso. Come scegliere, allora, le parole chiave su cui iniziare il processo di posizionamento?
Gli strumenti di base che abbiamo a disposizione sono:
1. I generatori automatici di suggerimenti, come https://adwords.google.com/select/KeywordToolExternal, grazie ai quali possiamo anche avere una stima del traffico generato e della concorrenza (grazie al Pay per Click)
2. L’analisi dei competitor
3. Le ricerche empiriche su persone non addette ai lavori, visto che i loro criteri di ricerca sono spesso diversi da quelle degli esperti del settore.
La costruzione del processo di posizionamento deve partire, in ogni caso, dalla scelta di parole chiave specifiche: in primo luogo, questo perchè è relativamente più facile posizionarsi in alto su questi termini meno ricercati, e quindi non si corre il rischio di abbandonare la strategia di posizionamento per scarsi risultati; in secondo luogo, perché il posizionamento si costruisce in maniera graduale, e quindi i buoni risultati su parole chiave specifiche potranno costituire la solida base per un posizionamento futuro su parole più generiche e affollate di concorrenti.
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Pubblicato da internetmarketingexperience
Aprile 11, 2008
Partiamo pertanto da questo argomento per un percorso tematico sull’ottimizzazione per i motori di ricerca in più “puntate”.
I meta-tag delle pagine html sono tra i primi elementi da considerare per il posizionamento dei motori di ricerca. La forza di indicizzazione di questi strumenti è notevolmente diminuita negli anni, a causa dell’abuso fatto dagli spammer e dal conseguente aggiornamento degli spider dei motori di ricerca. Oggi, una buona indicizzazione passa senza dubbio soprattutto dai criteri off-page. Tuttavia, ignorare l’utilizzo dei meta-tag è inopportuno tanto in fase di creazione che di ottimizzazione di un sito web.
Innanzitutto perché gli elementi scelti per i meta tag determinano, in buona parte, il risultato visivo che appare all’utente nelle pagine dei risultati di ricerca (chiamate in gergo S.E.R.P., Search Engine Report Page) per parola chiave. Le scelte in termini di meta tag, allora, diventano rilevanti non solo in termini puramente SEO, ma anche dal punto di vista più strettamente “commerciale”.
Google, in particolare, utilizza il contenuto del tag DESCRIPTION per presentare brevemente il contenuto dei siti elencati nella SERP. Diventa quindi fondamentale curare il contenuto di tale tag, non tanto per “stiparlo” di parole chiave, quanto per presentare in maniera efficace e interessante la soluzione che l’azienda propone al navigatore. Il tutto deve rimanere nei 160 caratteri (almeno su Google).
Il tag TITLE descrive il titolo della pagina: il suo contenuto corrisponde al testo cliccabile nei risultati di Google. Pertanto, è l’elemento più visibile per l’utente che ha fatto una ricerca: molte delle decisioni di clic si basano su quel tag. E’ opportuno non essere troppo concisi, e cercare una possibile coincidenza tra le parole chiave cercate dall’utente e il testo del tag TITLE: gli utenti amano trovare tra i risultati la stessa parola che hanno cercato.
Sulla scelta delle Keyword dedicheremo un altro post nei prossimi giorni.
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Pubblicato da internetmarketingexperience
Aprile 9, 2008
Leggiamo su Emarkete
r (http://www.emarketer.com/Article.aspx?id=1006162&src=article1_newsltr) il peso che sta assumendo il keyword advertising nel budget delle aziende. Negli USA si prevede che le spese passeranno da 12,2 miliardi di dollari nel 2007 a 25,2 milioni nel 2011. Per i tre quarti degli inserzionisti, il tetto di spesa sembra vicino. Da un lato, queste cifre testimoniano il successo dello strumento; dall’altro, pongono qualche dubbio sul fatto che rimanga nel tempo flessibile nei costi: troppa concorrenza costringe a spendere tanto per restare in alto nei risultati? Il monopolio di fatto di Google nel mercato dei motori di ricerca incide su questa situazione? Oppure è poco rilevante, data la particolare struttura delle tariffe del servizio, in cui l’utente decide quanto spendere?

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Pubblicato da internetmarketingexperience
Aprile 8, 2008
Un’altra studentessa mi pone un’interessante questione sul rapporto tra Internet e la comunicazione interna, che riporto anche qui.
Spesso si parla di Internet facendo riferimento ad uno strumento ormai indispensabile di comunicazione esterna aziendale. In un contesto di comunicazione interna (aziendale) quale migliore sinergia operativa potrebbe essere applicata per rendere Internet, attraverso la Intranet aziendale, uno strumento efficace ai fini comunicativi? Quali le possibili strategie? Quali le più “accattivanti” e “nuove” per veicolare i valori, i messaggi, il coinvolgimento delle persone che lavorano per una stessa organizzazione?
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Pubblicato da internetmarketingexperience
Aprile 4, 2008
Una studentessa del corso da me tenuto di Internet Marketing mi ha inviato questa interessante riflessione:
“Il mestiere di cliente sta diventando sempre più difficile e anche un po’ pericoloso.
Siamo letteralmente obbligati ad accedere ad un sacco di servizi via internet, così la casalinga di Voghera, ha dovuto affiancare un PC al suo forno a microonde e così adesso tutti sanno a che ora è entrata in un sito, a che ora è uscita, quanti secondi è rimasta in una pagina…
A causa della tesserina per la raccolta punti o tessera socio, altro strumento di cui non si può più fare a meno, tutti conoscono il suo grado di fedeltà; e sanno che nonostante sia sempre stata fedele a Dash, perchè più bianco non si può, quando AVA è in 3×2 scatta il tradimento.
Ogni giorno riceve almeno dieci depliant con le stesse identinche offerte promozionali…almeno 5 SMS del proprio operatore telefonico per abbonarsi al servizio suonerie, e almeno 15 email. E grazie al cielo non le hanno ancora parlato del Viral Marketing, altrimenti si sentirebbe anche depressa, lei che pulisce tutto per bene.
Ed è convinta che Guerrilla sia un personaggio dei cartoni animati.
Sua figlia al lavoro non è messa meglio: delle 158 email che riceve giornalmente almeno 112 sono di promozione di qualcosa. Non sono spam, perchè in quanche remoto giorno di cui non ha più consapevolezza ha espresso consenso per ricevere informazioni.
Per fuggire alla pubblicità televisiva si rifugia in un cinema, ma dopo aver pagato profumatamente il biglietto, deve comuque sorbirsi 15 minuti di pubblicità prima di poter vedere il film.
Il cliente sa di essere in guerra e come in guerra si chiude in trincea, e sulla buchetta della posta scrive “no pubblicità, grazie”; le email le cancella prima di leggerle provando anche una certa soddisfazione; il volantino lo mette con cura nel sacco della carta così risparmierà qualche centisimo sulla tassa rifiuti!
Allora noi che siamo dall’altra parte, noi che sappiamo che dagli acquisti dei nostri clienti dipende il futuro delle aziende in cui lavoriamo, cosa possiamo fare per “amarli” veramente? Per costruire quella famosa relazione che potrebbe davvero fare la differenza per evitare che si chiudano in trincea, e decidano per esempio di comprare soltano i prodotti anonimi, quelli che non rompono le scatole, con virus, guerre, e email?”
Quello che lei racconta, tecnologia a parte, credo che nasca da parte della maggior parte delle aziende perchè in realtà non sviluppano relazioni e non adattano la tecnologia al cliente anzi la standardizzano. Per cui occorrerebbe comprendere per ogni gruppo di cliente fin dove ci si puà spingere nella standardizzazione del cliente e fin dove non sia possibile, ma il contatto umano sia più importante. Un ulteriore aspetto è che in realtà le analisi sui clienti non vengono fatte e i dati sul cliente non vengono utilizzati, per cui nasce spontanea la seguente osservazione: se al cliente chiedo cosa vuole e lui mi dice un gelato alla crema e poi gli vendo un gelato al ciccolato come crede che si possa sentire? Ancora peggio se il cliente non sa cosa vuole…
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internet marketing | Contrassegnato da tag: information overload, marketing, marketing one to one, pubblicità invasiva |
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Pubblicato da internetmarketingexperience
Marzo 28, 2008
Leggiamo su webnews che Youtube ha messo a disposizione dei suoi utenti un servizio di statistiche, chiamato Youtube Insight.
I dati forniti da YouTube Insight riguardano principalmente la provenienza (per gli Stati Uniti c’è anche lo stato) e le abitudini di visione. Tutti i dati vengono visualizzati su una timeline che è possibile scorrere e i cui parametri possono essere modificati dinamicamente. È possibile capire gli orari in cui il video è più visitato o che versione di un video realizza più contatti e ben presto sarà anche possibile capire come ogni utente è arrivato a quel video.
Esiste anche, per gli utenti a pagamento, la funzione che consente di sapere quanti tra gli utenti che cominciano a vedere un video arrivano alla fine o solo a metà o a un quarto.
Youtube ha rivoluzionato il mondo dei video online, senza account a pagamento. Dopo l’acquisizione da parte di Google a Ottobre 2006 per la ragguardevole cifra di 1,65 miliardi di dollari, ci si è cominciati a domandare da dove possa guadagnare Youtube, che in ogni caso deve affrontare importanti costi di storage e banda, vista la dimensione dei file uplodati. Pubblicità contestuale, overlay sui video, video usati come pubblicità sui siti e guadagni condivisi con gli autori, programmi di revenue basati sulle visualizzazioni: le voci potenziali sono molte (considerando anche i concorrenti), ma non stupisce che Google cerchi altre vie per rendere più appetibile il servizio anche per chi ha interessi commerciali.
In ogni caso, al di là della situazione finanziaria di Youtube, questa notizia è una buona occasione per riflettere sulle opportunità di marketing offerte dalle piattaforme di video sharing. Come possono essere utilizzate? Che tipo di video caricheresti? Hai mai notato la pubblicità su Youtube? Ti pare efficace?
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Pubblicato da internetmarketingexperience
Marzo 25, 2008
Leggiamo dalla newsletter di Emarketer che, negli Stati Uniti, la percentuale di utilizzatori di Internet che partecipa ad almeno un social network è salita in un anno dal 27% del 2006 al 60% del 2008.
Il successo dei social network (Facebook e Myspace in particolare) è sotto gli occhi di tutti, ma è abbastanza impressionante pensare che 6 utenti Internet su 10 siano iscritti ad almeno uno. Non a caso Mark Zuckerberg, creatore di Facebook, è il più giovane miliardario dell’annuale classifica di Forbes.
Anche se in Italia la portata del fenomeno è sicuramente inferiore, è già indispensabile per le aziende cogliere le opportunità offerte da questo fenomeno. Che impatto hanno i social network sul modo di fare comunicazione online? Quali opportunità offrono? Come cambia il processo di targeting e la costruzione dei contenuti?
Fonte: http://www.emarketer.com/Article.aspx?id=1006060&src=article1_newsltr
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